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Andrea Schivo, l'agente di custodia "Giusto tra le Nazioni"

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schivo27 gennaio Giornata della Memoria. Ricordiamo l'eroe Andrea Schivo, agente di custodia nellle carceri giudiziarie di S. Vittore, nato a Villanova d'Albenga (GE) il 1° luglio 1895, morto a  Flossembürg   il 9 gennaio 1945.

Erano gli anni drammatici del secondo conflitto mondiale, gli anni dell'antisemitismo e delle deportazioni di milioni di Ebrei che, strappati dalle loro case dopo le assurde leggi razziali del 1938, furono avviati nei campi di sterminio tedeschi. 

Negli anni bui dell'occupazione tedesca nel carcere di San Vittore, separato dai detenuti comuni e dai politici, il V raggio era stato requisito dai tedeschi per imprigionare gli ebrei in attesa della deportazione nei campi di concentramento.  Intere famiglie  strappate dalle loro case, uomini, donne, bambini, anziani venivano rastrellati per strada, scovati nei luoghi segreti dove trovavano riparo e dove ogni rumore, calpestio, respiro li metteva in allarme, perché ogni presenza umana avvertita poteva essere quella del carnefice che poneva fine alle loro vite.

Andrea Schivo era un agente di custodia addetto al V raggio di San Vittore. Classe 1895, era nato il 17 luglio a Villanova d'Albenga. Nel 1914 soldato di leva 1^ categoria nel distretto di Savona, fu chiamato alle armi il 15 gennaio 1915, nel 55° Reggimento Fanteria; il 15 agosto fu inviato in territorio dichiarato in stato di guerra per prestare servizio nei reparti di fanteria mobilitati alle dipendenze del Comando Supremo. Rimasto ferito durante i combattimenti fu inviato in licenza di convalescenza per un mese. Rientrato per errore al deposito del 41°, a dicembre 1915 fu inviato al 128° fanteria e quindi rimandato in convalescenza. Rientrato al 70° reggimento fanteria Deposito di Arezzo il 20 aprile 1917, fu dichiarato in congedo illimitato con diritto di dispensa.  In possesso dei requisiti richiesti dal regolamento, avanzò istanza per l'arruolamento nel corpo degli agenti di custodia. Il 16 luglio 1917 fu ammesso in servizio e ad agosto fu inviato a Roma alla scuola allievi agenti delle guardie carcerarie, ubicata nel complesso delle Mantellante. Il 16 gennaio viene nominato guardia con una paga annua di 1.200 lire annue e assegnato alla casa pensale di Castiadas, in Sardegna. Nel 1919 viene trasferito nella casa pensale di Pinerolo e nel 1921 ad Oneglia dove rimane in servizio fino al trasferimento presso le carceri giudiziarie di Milano S. Vittore, avvenuto il 19 aprile 1931. Il 19 aprile del 1934 aveva sposato Giuseppina Venegoni, l'anno successivo nacque la loro unica figlia, Costanza, a cui era stato dato il nome della nonna paterna.

Tra il 1943 e il ‘44 il V raggio che ospitava i prigionieri ebrei era gestito direttamente dalle SS per conto del comando di Polizia di sicurezza germanico, che aveva la sua base di comando all'hotel Regina. Qui il feroce comandante Otto Koch conduceva gli interrogatori con metodi spietati, impiegando le più feroci tecniche di tortura. Altri luoghi in cui si svolgevano gli interrogatori erano lo stesso carcere di San Vittore e Villa Luzzatto in via Marengo. Andrea Schivo ha quasi cinquant’anni e tra un paio di anni può finalmente andare in pensione. Ogni giorno assiste agli stenti di quei prigionieri che senza alcuna colpa sono stati arrestati e vivono tra gli stenti nella drammatica attesa di essere traspostati, in un'alba qualsiasi, in un campo di concentramento. Anche per chi non è prigioniero la vita è difficile, i viveri scarseggiano, si lotta per arrivare la sera con un piatto caldo, ma Andrea Schivo non rimane indifferente o inerte di fronte a quel dolore. Nonostante gli scarsi mezzi a disposizione, con i quali deve mantenere la moglie e la figlia, inizia a portare qualche cosa da mangiare a una famiglia imprigionata al V raggio. E si improvvisa staffetta per recapitare biglietti, abilmente nascosti, tra chi è imprigionato e i familiari rimasti fuori. Fu così che nel 1944 entrò in contatto con il prof.  Francesco Cardosa, preside di liceo, marito di Clara, arrestata perché di famiglia ebraica e condotta al V raggio.  Sono state le figlie di Carla Cardosi, Giuliana, Marisa e Gabriella, a testimoniare del coraggio e del sacrificio di Andrea che consegnava loro dei biglietti scritti dalla madre dopo l'arresto, mentre alla donna Andrea faceva giungere indumenti e cibo da parte della famiglia.  “Mia madre era stata arrestata, perché ebrea, la mattina del 12 maggio 1944 nella nostra abitazione di Gallarate da agenti di pubblica sicurezza per ordine della questura di Varese che agiva, per eccesso di zelo, in violazione delle stesse disposizioni della Repubblica Sociale Italiana che escludevano dall'arresto e dall'avvio in campo di concentramento gli ebrei di famiglia mista e quelli che erano coniugati con ariani (…) Ogni settimana io incontravo Andrea Schivo a Milano, nella sua abitazione di Via Savona, per consegnargli dei pacchi con cibo ed indumenti per la mamma e per ricevere e inviarle nostre notizie...”. Gli incontri tra Giuliana, la figlia maggiore di Clara, avvenivano di sera, a casa di Andrea Schivo, che Giuliana raggiungeva in tram fino alla fermata di Porta Ticinese. La ragazza, che all'epoca aveva diciotto anni, consegnava indumenti e il necessario per scrivere i biglietti che Andrea, avrebbe consegnato l'indomani a Clara. Nonostante la libertà di movimento all'interno del carcere di cui godeva Schivo, il percolo era altissimo e lo sa anche Clara che in un biglietto scrive “la sorveglianza è aumentata e il pericolo è grande. Vi prego anzi di no abusare della cortesia del latore del presente, egli è soggetto a continui rischi”.

Quanto dolore, ma quanta gioia nel ricevere quei biglietti sottratti al controllo dei carcerieri tedeschi, emozioni così descritte nella testimonianza delle tre sorelle “È impossibile dire con quale emozione riconoscevamo la sua calligrafia e leggendo quelle parole, con cui la mamma sempre forte cercava di tranquillizzarci sulla sua sorte, era come se ci fosse stata restituita la sua presenza e non l'avessimo completamente perduta. Nella prima settimana del giugno 1944 la mamma venne trasferita dal carcere di San Vittore a Milano al campo di smistamento di Fossoli, anticamera dei lager nazisti per poi essere deportata con l'ultimo convoglio partito da Fossoli il 1° agosto 1944 al Campo di sterminio di Auschwitz donde non fece più ritorno (…). Poco tempo dopo la traduzione di nostra madre da S. Vittore a Fossoli, Andrea Schivo era stato arrestato perché sorpreso ad aiutare gli ebrei del V raggio portando loro da mangiare e rinchiuso nella cella 108”.

A tradire Andrea Schivo fu un minuscolo osso di pollo, trovato dai militari tedeschi sul pavimento di una cella occupata da una famiglia a cui la guardia scelta aveva portato un dono prezioso: un piccolo pollo cucinato da Giuseppina.  Un indizio che i tedeschi non sottovalutarono e che diede origine alle stringenti indagini per scoprire il responsabile di quel grave atto. Il metodo dei tedeschi era noto, far parlare chi sapeva sottoponendolo ad atroci sevizie e torture. E così fu. Il membro più anziano della famiglia destinataria del pollo, sottoposto ad interrogatoria con tortura, fece il nome di Andrea Schivo che venne immediatamente arrestato, picchiato selvaggiamente e messo in isolamento nella cella 108 al secondo piano. Senza più rivedere la moglie né la piccola Costanza, alla fine di giugno fu deportato nel lager di Bolzano e poi spostato nel campo di concentramento di Flossembürg, dove morì di stenti il 9 gennaio 1945. Pochi giorni dopo, il 27 gennaio, l'Armata Rossa entrava nel campo di sterminio di Auschwitz.

A ricordare l'agente Schivo furono i colleghi, che in documento sottoscritto il 15 giugno 1945, così resero giustizia al loro coraggioso collega: “Gli agenti di custodia delle carceri giudiziarie di Milano testimoniano quanto segue: verso la fine del giugno 1944, l'Agente Schivo Andrea fu tratto in arresto dalle SS per motivo che venne scoperto di aver agevolato degli ebrei politici con i loro bambini che si trovavano rinchiusi in queste carceri, soccorrendoli con delle ova, marmellata, frutta, di tutto quanto poteva essere possibile e utile. Cosicché l'agente Schivo, dopo una breve permanenza in queste carceri non più come guardia ma come detenuto, venne deportato in Germania dove ora abbiamo appreso per mezzo di un compagno dello stesso campo che l'agente Andrea Schivo è morto in seguito a maltrattamenti percosse e sevizie da parte delle SS tedesche di sorveglianza, lasciando la famiglia addolorata e piena di miseria”. [1]

L'arresto di Schivo, e il tragico epilogo della sua esistenza, furono riportati alla luce con la pubblicazione di un documento d'archivio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano, pubblicato nel gennaio 2005. Il documento era la testimonianza di diciannove agenti di custodia, colleghi di Schivo, che descrivevano le circostanze del suo arresto da parte della Polizia SS. Ecco la drammatica testimonianza “… cosicché l'agente Schivo dopo una breve permanenza in queste carceri non più come guardia ma come detenuto venne deportato in Germania dove ora abbiamo appreso per mezzo di un compagno dello stesso campo che l'agente Schivo Andrea è morto a seguito di maltrattamenti percosse e sevizie da parte della SS tedesca di sorveglianza, lasciando la famiglia addolorata e piena di miseria”. L'episodio è ricordato dalle tre figlie di Carla Cardosi che, leggendo il documento, compresero immediatamente che quell'uomo di cui si parlava era l'uomo che aveva aiutato la loro mamma: “Andrea Schivo, di cui ancora non conoscevamo la drammatica sorte, era la guardia carceraria che ci fece avere le prime notizie della mamma dopo l'arresto. In quei giorni disperati a lui consegnavamo cibo e indumenti per la mamma e ricevevamo biglietti che ella nascostamente ci inviava durante la prigionia a San Vittore”. La signora Clara Cardosi, grazie all'aiuto di Schivo, riuscì a mantenere per un po' i rapporti con le figlie raccomandando loro di non esporre a troppi rischi il loro benefattore. Questo fino alla sua deportazione ad Auschwitz, dove fu subito avviata ai forni crematori.

La storia di Andrea Schivo negli archivi della CDEC

Luciana Laudi, collaboratrice della Fondazione CDEC, ricostruisce i fatti che hanno consentito all'Istituto per la Rimembranza dei Martiri e degli Eroi dell'Olocausto “Yad Vashem” di attribuire ad Andrea Schivo il riconoscimento di “Giusto tra le Nazioni”. Eccone una sintesi.

“Nell'archivio della Fondazione fu rinvenuto un foglio, datato 15 giugno 1945 (trovato tra le carte della Comunità israelitica versate nell'archivio nel 1996) che riportava la testimonianza sottoscritta da 19 agenti di custodia del carcere di San Vittore, che racconta con pochi cenni l'operato e il sacrificio di Andrea Schivo. La CDEC ebbe poi conferma della presenza di Andrea a Flossembürg dalla ANED (Associazione nazionale ex deportati). La notizia del ritrovamento della testimonianza degli agenti di custodia fu data dunque nel 1998 sul bollettino della CDEC e su Ha Keillah con la speranza che qualche lettore potesse ricordare qualcosa di quell'agente del carcere di San Vittore. Il 27 gennaio 2003, in occasione della Giornata della memoria e dell'inaugurazione di una mostra sulla Shoà a Palazzo Reale di Milano, la CDEC aveva allestito una sezione dedicata ai “Salvatori non ebrei”. Tra questi non compariva il nome di Schivo, la cui storia non era stata ancora documentata. La mostra fu visitata da una nipote di Schivo che, conoscendo la storia dello zio, si meravigliò di non trovare citato il suo nome e si rivolse agli organizzatori per raccontare la sua testimonianza. La donna ricordava di quest'uomo che era padre di famiglia, che adorava i bambini, ricordava di racconti familiari che parlavano di una moglie che cucinava il pollo. Il caso Schivo, quindi, ritornò alla CDEC che si attivò per trovare testimonianza da parte ebrea per tributare il giusto riconoscimento allo sconosciuto agente di custodia. La storia della nipote di Schivo fu raccontata dal settimanale Panorama e fu letta dalle sorelle Cardosi che riconobbero subito in quella descrizione l'agente di San Vittore che aveva fatto da tramite tra loro tre bambine e la mamma Clara detenuta a San Vittore. Fu così possibile per la Fondazione CDEC avviare la pratica perché lo Stato d'Israele, mediante Yad Vashem, riconoscesse Andrea Schivo “Giusto tra le Nazioni”. La decisione del riconoscimento è giunta il 13 dicembre 2006.

Il 26 marzo, lo Stato d'Israele ha attribuito alla sua memoria l'onorificenza di “Giusto tra le Nazioni”, la più alta fra quelle civili che lo Stato d'Israele assegna ai suoi eroi. La consegna dell'onorificenza si è svolta il 27 marzo 2007 nel carcere milanese di San Vittore, alla presenza del Consigliere d'Ambasciata d'Israele a Roma, dott. Rami Hatan, dei familiari dei salvati e dei salvatori. La medaglia dell'onorificenza per Andrea Schivo è stata consegnata alla nipote Carla Arrigoni.

Che cos'è lo Yad Vashem

Lo Stato d'Israele, in base a una legge emanata dalla Knesset (Parlamento Israeliano) nel 1953 ha istituito lo Yad Vashem, “Istituto per la Rimembranza dei Martiri e degli Eroi dell’olocausto”. L'istituto si ispira a tre principi fondamentali ed assegna la Medaglia di “Giusto tra le Nazioni “a coloro che:

- hanno salvato la vita ad ebrei durante la seconda guerra mondiale

- lo hanno fatto mettendo a repentaglio la propria vita e quella dei propri cari

- non hanno mai percepito alcun compenso.

L'onorificenza di “Giusto tra le Nazioni “è la più alta fra quelle civili che lo Stato d'Israele assegna ai suoi eroi.

In Italia si contano più di 400 Giusti, riconosciuti e premiati solo negli ultimi dieci anni, perché, come ha ricordato Sara Ghilad dell'Ambasciata d'Israele a Roma durante la cerimonia che si è svolta a San Vittore “per pudore o per altri motivi personali quali il voler rimuovere intenzionalmente dai loro ricordi gli orrori subiti e ai quali avevano assistito, i loro racconti sono stati portati a conoscenza del mondo solo ultimamente (…) La tradizione ebraica afferma ‘chi salva un essere umano è come se avesse salvato il mondo intero – Sia benedetta la memoria dei sei milioni di ebrei trucidati dai nazisti, insieme ad altri poveri innocenti e ai nostri Giusti che pagarono con la vita l'aiuto che avevano dato coraggiosamente ad altri perseguitati. YEHI ZICHRAM BARUCH – Sia benedetta la loro memoria: il loro nome sarà inciso per sempre nella stele dei Giusti italiani a Gerusalemme”

Il 27 gennaio, data in cui l'Armata Rossa giunse ad Auschwitz, è la giornata dedicata alla memoria. 

(AB)


[1]Documento custodito presso l'Archivio Fondazione Centro Documentazione Ebraica in Milano, Fondo Comunità Israelitica, in Schivo, Strizioli, ib.

Schivo con la moglie e la figlia
Andrea Schivo con la moglie e la figlia