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Dal 1945 ai giorni nostri - nasce il Corpo di Polizia Penitenziaria

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Dal 1945 ai giorni nostri - nasce il Corpo di Polizia Penitenziaria

STORIA

Decreto Lgs.vo Luog.le 21 agosto 1945

 L’appartenenza degli Agenti di Custodia alle Forze Amate dello Stato ed a quelle in servizio di Pubblica Sicurezza fu deciso con il primo provvedimento legislativo emanato nel dopoguerra in materia penitenziaria. Il Decreto Lgs.vo Luog.le 21 agosto 1945 attribuiva agli Agenti di Custodia la qualifica di polizia giudiziaria e la soggezione alla giurisdizione militare.

 

 Legge 26 luglio 1975 – Ordinamento Penitenziario

Con la riforma del 1975 muta radicalmente la filosofia dell’esecuzione della pena e si afferma un’impostazione che ricalca quella delle “Regole minime per il trattamento dei detenuti” approvate nel gennaio del 1973 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa e revisionate nel febbraio del 1987, con il titolo di “Regole penitenziarie europee”.

  

IL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA –   (Legge n. 395 - 15 dicembre 1990)

           Il 15 dicembre 1990 viene emanata la legge n. 395: Ordinamento del Corpo di Polizia Penitenziaria, che riforma il Corpo degli Agenti di Custodia e istituisce il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.         

Smilitarizzazione, professionalità e sindacalizzazione sono stati gli obiettivi che, soprattutto dopo l’approvazione della riforma penitenziaria nel 1975, si sono imposti come punti essenziali per adeguare il Corpo del personale di custodia alle nuove prospettive del carcere. Un carcere in cui la sicurezza e la legalità sono esigenze sentite e imprescindibili,  per attuare il fine della rieducazione e del reinserimento sociale del condannato, non poteva avvalersi di personale di custodia che ricopriva soltanto i tradizionali compiti di ordine e disciplina.

Gli anni che vanno dal 1975, anno dell’emanazione dell’Ordinamento Penitenziario, al 1990, anno in cui viene promulgata la legge di riforma del Corpo di Polizia Penitenziaria, sono da considerarsi senza dubbio i più ricchi per gli elementi di novità introdotti nell’ambito del funzionamento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Già la legge di riforma dell’Ordinamento Penitenziario (L. 354/1975) attribuiva una funzione all’agente di custodia nell’ambito delle attività di trattamento, facendo ricorso all’esperienza quotidiana ed al contatto costante che il personale di custodia vive con la popolazione detenuta.

La Riforma del 1990 ha accolto le esigenze di cambiamento del personale di custodia, ma, soprattutto, ha saputo cogliere l’esigenza centrale, attraverso la riqualificazione, smilitarizzazione e sindacalizzazione, di affidare alla Polizia Penitenziaria, oltre ai tradizionali compiti di assicurare la sicurezza all’interno degli istituti penitenziari, anche la partecipazione al trattamento rieducativo.

La Legge 395/1990, pur essendo rivolta innanzitutto alla riforma del Corpo degli Agenti di Custodia, è di portata innovativa sotto vari altri aspetti, interessando anche le ex vigilatrici penitenziarie, i quadri dirigenti e direttivi e il restante personale dell’Amministrazione.

 La Legge 395/1990 è composta da 44 articoli che si possono così riassumere:

 ¨    il Corpo di Polizia Penitenziaria è un Corpo che fa parte delle Forze di Polizia; i suoi appartenenti sono dipendenti civili statali, fermo restando le proprie attribuzioni;

¨    il personale del ruolo delle vigilatrici penitenziarie, precedentemente inquadrato nella IV qualifica funzionale di operaie, entra a far parte con pari dignità nel Corpo di Polizia Penitenziaria, espleta i servizi d’istituto con parità di attribuzioni, di funzioni, di trattamento economico e di progressione in carriera;

¨    con la legge di riforma, il Corpo di Polizia Penitenziaria assume ulteriori competenze, precedentemente svolte dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato: servizio di piantonamento dei detenuti e internati ricoverati in luoghi esterni di cura e traduzione di detenuti e internati;

¨    nell’ambito dei gruppi di lavoro, il personale di Polizia Penitenziaria partecipa alle attività di osservazione e trattamento rieducativo dei detenuti e degli internati;

gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria hanno l’esercizio dei diritti politici, civili e sindacali (libera sindacalizzazione).