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Ecstasy, speed, amfetamine: le nuove sostanze stupefacenti sono sintetiche e interessano una fascia sempre più bassa di età, ma sono ancora più insidiose e dannose di un tempo
di Alberto Oliverio

Le caratteristiche delle tossicodipendenze stanno progressivamente variando così come le proprietà delle sostanze d’abuso e, cosa ancor più preoccupante, l’età in cui si verifica il primo contatto con la droga.

La recente Relazione annuale al Parlamento sulle Tossicodipendenze è un’indicazione di un fenomeno che non riguarda soltanto il nostro Paese ma la maggior parte dei Paesi industrializzati.
1. Consideriamo anzitutto il primo aspetto, vale a dire i cambiamenti cui da tempo sono andate incontro le tossicodipendenze cosicché la tradizionale immagine stereotipata che molti hanno del “drogato” non corrisponde più alla realtà. Nel passato il tossicodipendente era legato a un tipo di droga –in prevalenza all’eroina -, era “fedele” alla sua sostanza d’abuso e, nella maggior parte dei casi, l’assumeva in modo incontrollato, sviluppando una forte dipendenza, un’assuefazione – avendo cioè bisogno di dosi crescenti per ottenere la stessa sensazione di appagamento- e andando incontro a crisi di astinenza quando la droga non era a portata di mano. Oggi l’abuso ha connotati nuovi in quanto è legato a sostanze diverse dall’eroina (cocaina, derivati dell’amfetamina, blandi allucinogeni, cocktail di psicofarmaci e, non ultimo, l’alcol), si verifica in alcuni momenti, ad esempio nel weekend, in vacanza, in una serata in discoteca, in rapporto al sesso, ed è quindi più sotto controllo da parte di chi fa uso di queste droghe.
2. Il secondo aspetto riguarda le caratteristiche delle droghe attuali, soprattutto in quanto oggi molte droghe “leggere” hanno cambiato connotati. Ne è un esempio lo spinello che negli anni ’70 conteneva una bassa quantità di marijuana dotata di una scarsa concentrazione dei principi attivi, i cannabinoli: oggi la percentuale di principi attivi è di 3-4 volte superiore. I genitori che hanno fumato erba in età giovanile devono quindi sapere che oggi lo spinello non è più lo stesso in quanto la sua capacità inebriante è molto superiore. Lo stesso può dirsi di sostanze tipo l’ecstasy o le mescolanze di cocaina e bicarbonato, fumate da una bottiglietta, con effetti estremamente negativi a lungo termine per i loro danni sul sistema nervoso. Dopo l’introduzione dello speed (velocità) sul mercato statunitense si sono diffusi i derivati dell’amfetamina come la metamfetamina, una sostanza che eccita e fa sentire “su” in brevissimo tempo: come la cocaina, lo speed può essere assunto per inalazione con una cannuccia. La diffusione dei derivati dell’amfetamina rientra in una nuova strategia dei trafficanti di droga che favoriscono sempre più le droghe sintetiche rispetto a sostanze come la canapa indiana, la coca o l’oppio in quanto non c’è bisogno di fronteggiare rischi e costi legati alle coltivazioni abusive nei Paesi del terzo mondo. Le droghe sintetiche possono essere facilmente prodotte in laboratori abbastanza rudimentali e non pongono i problemi che derivano da un’overdose di eroina, spesso mortale, o dall’uso promiscuo delle siringhe, frequente causa dell’AIDS. Sostanze come l’ecstasy o lo speed sono quindi più maneggevoli e più in linea con una cultura dell’efficienza, a differenza dell’eroina, droga tipica della cultura degli anni Settanta in cui molti giovani si “chiamavano fuori” dalla società degli adulti e del successo. L’immagine delle nuove sostanze d’abuso, cocaina, speed, ecstasy, è invece spesso quella di droghe “possibili”, compatibili con un qualche inserimento sociale, con una vita su un doppio binario.
Che le cose siano proprio così è molto dubbio: se è vero che alcuni, soprattutto gli adulti, possono essere tossicodipendenti occasionali o del weekend, è anche vero che i giovani sono invece più a rischio, sia per motivi psicologici che tossicologici. Una recente ricerca pubblicata dall’American Journal of Psychiatry dimostra infatti che la metamfetamina e tutte le sostanze che agiscono sul mediatore nervoso, la dopamina, possono danneggiare il cervello e farlo invecchiare precocemente. La ricerca condotta nello stato di New York, presso il Brookhaven National Laboratory, effettuata grazie all’uso della PET, la tecnica che visualizza il funzionamento di specifiche aree cerebrali, indica senz’ombra di dubbio che il cervello dei consumatori di sostanze simili all’amfetamina presenta gravi alterazioni. Nei volontari che hanno partecipato a questa ricerca e che non avevano assunto droga per almeno due settimane, i circuiti nervosi che utilizzano la dopamina e che sono coinvolti sia nei comportamenti motori sia in quelli cognitivi, avevano infatti un funzionamento inferiore di oltre il 20% rispetto a quello di persone non tossicodipendenti.
Il metabolismo della dopamina, su cui interferiscono i derivati dell’amfetamina, è essenziale per assicurare movimenti fluidi e una buona memoria: se sono danneggiati i neuroni che producono e utilizzano questo mediatore nervoso si verifica il morbo di Parkinson (deficit dei comportamenti motori) e sono evidenti alterazioni della memoria e del pensiero, come avviene spesso con la tarda età. È particolarmente significativa una frase della ricerca appena pubblicata: «il cervello di questi giovani è più vecchio di 40-50 anni rispetto alla loro età anagrafica». In termini di danni cerebrali queste sostanze sono decisamente più pericolose della stessa cocaina o di un massiccio consumo di alcol che, com’è noto, è una delle sostanze che producono gravi alterazioni nervose quando se ne abusa cronicamente.
3. Il terzo aspetto, ed è forse il più drammatico, riguarda il progressivo abbassamento dell’età dei primi contatti con la droga: prima ci si preoccupava dei ragazzi delle scuole superiori, oggi, secondo il rapporto in questione, si deve essere in apprensione per i pre-adolescenti, per bambini intorno agli 11 anni, tant’è che si allargano le tossicodipendenze dei 15-16enni. Questo abbassamento dell’età ha cause diverse. Da un lato la pressione esercitata dai trafficanti che cercano di allargare la base dei consumatori, dall’altro una crescente “precocizzazione” dei bambini che spesso deriva da media e pubblicità: i piccoli vengono spinti a vestirsi da adulti, ad atteggiarsi a ruoli sessuali, a proiettarsi in settori impropri per la loro età che dovrebbe essere fatta di giochi nell’ambito di un clima protettivo e affettivo. L’abbassamento dell’età del contatto con la droga – che può avere come corollario forme di prostituzione finalizzata a ottenere la dose – rientra quindi in un fenomeno più vasto che dovrebbe spingerci a interrogarci sulla progressiva erosione dei confini dell’infanzia.
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Alberto Oliverio, Direttore della Sezione di Psicobiologia e Psicofarmacologia dell’Istituto di Neuroscienze del CNR

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La relazione sulle tossicodipendenze in Italia

Aumenta il consumo di stupefacenti nella popolazione e in particolare tra gli studenti. Si consuma meno eroina mentre cresce il ricorso ai derivati della cannabis, alla cocaina e agli psicostimolanti. Il 32,1% degli studenti ha fatto uso di cannabis e il 4,8% di cocaina almeno una o più volte nella vita. Sono questi alcuni dei dati salienti della Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, relativa all'anno 2004, che è stata trasmessa il 28 giugno scorso ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato.
La Relazione rappresenta uno strumento innovativo finalizzato a fornire non solo gli elementi epidemiologici essenziali inerenti l'offerta e la domanda delle sostanze psicotrope illegali in Italia, ma anche impegnative riflessioni che scaturiscono dall'analisi dei dati, dalle correlazioni e dal confronto statistico.
Dalla relazione emergono molti dati interessanti che fotografano anche la situazione del mercato della droga, così come quella dei reati droga-correlati (produzione, traffico e vendita) e dei reati commessi da tossicodipendenti.
In quanto alla disponibilità e all’offerta di sostanze psicotrope illegali la relazione dice che poco meno della metà dei soggetti intervistati attraverso le indagini campionarie riferisce di conoscere qualcuno che fa uso di sostanze illegali: sono oltre il 50 per cento gli uomini e circa il 40 per cento le donne. Sono i più giovani, si legge ancora nella relazione, ad avere maggiori contatti con i consumatori, in particolare la classe di età tra i 15 e i 24 anni. Si osserva inoltre che fra il 2001 e il 2003 c’è stato un incremento dei soggetti che riferiscono conoscenze nel mondo della droga. Ancora più allarmante è quanto emerge a proposito del reperimento di droghe. Reperire droghe infatti appare estremamente semplice per la maggioranza degli intervistati, di cui oltre il 50 per cento sono maschi e poco meno le ragazze. La disponibilità a trovare sostanze stupefacenti sembra incrementata dal 2000 al 2004 per ciò che riguarda le classi d’età più giovani. Circa il 30 per cento dei 15enni non ha difficoltà a reperire sostanze illegali e questa disponibilità aumenta proporzionalmente all’età; a 19 anni sono infatti il 60 per cento a riferire facilità di reperimento delle droghe. I quantitativi di stupefacenti intercettati poi in media nel corso dell’anno risultano variare sul territorio nazionale con notevoli oscillazioni anche all’interno delle stesse Regioni, risentendo ovviamente anche del numero di operazioni per contrastarlo. Va interpretato in tal senso, per esempio, l’elevato valore riscontrato in Calabria per quanto riguarda la cocaina (in media quasi 9 kg in 88 operazioni, o quello che riguarda l’eroina in Friuli Venezia Giulia (media di 8 kg in sole 46 operazioni). Complessivamente le Regioni in cui si registrano i quantitativi più elevati per la cocaina sono la Valle d’Aosta, la Liguria, il Lazio, il Molise e la Calabria. In Toscana e Sardegna invece si registrano i quantitativi medi più elevati di cannabinoidi, mentre in Lombardia e in buona parte della costa adriatica, ad eccezione dell’Emilia Romagna e dell’Abruzzo, si rilevano i valori maggiori per l’eroina.
Sul fronte dei reati legati agli stupefacenti la relazione fornisce altri utili dati. Nell’ambito delle operazioni svolte dalle Forze dell’Ordine, per esempio, nel 2004 sono state effettuate 31.261 denunce per i reati di produzione, traffico e vendita di sostanze stupefacenti associati nel 10 per cento dei casi a denunce per associazione finalizzata al traffico di sostanze psicotrope illegali. Le denunce coinvolgono soggetti prevalentemente di sesso maschile e di nazionalità italiana con un’età media di circa 30 anni.
Secondo quanto emerge poi dal flusso di dati forniti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per reati commessi in violazione della legge sugli stupefacenti (nella maggior parte dei casi, il 91 per cento, si tratta di produzione, traffico e vendita di sostanze illegali e per il 9 per cento si tratta di reati più gravi inerenti l’associazione finalizzata alla produzione e vendita di sostanze) emerge una significativa diminuzione nel corso del quadriennio 2001 – 2004, una diminuzione che risulta più evidente soprattutto tra gli stranieri. Si legge ancora che tra gli 11.433 soggetti tossicodipendenti che hanno usufruito di un provvedimento alternativo alla pena detentiva, circa il 52 per cento è di nazionalità italiana. L’età media è di 36 anni e scende a 32 tra gli stranieri.
L’analisi della distribuzione dei reati commessi dai soggetti che hanno usufruito di provvedimenti alternativi alla detenzione per il loro stato di tossicodipendenza, evidenzia come circa il 44 per cento dei crimini sia contro il patrimonio (furto, rapina ecc.) mentre seguono in quota decisamente inferiore (circa il 15 per cento) quelli previsti dalle norme sugli stupefacenti (traffico, vendita, ecc.). Se si considerano, invece, i tossicodipendenti effettivamente detenuti, si vede che la quota di reati in violazione della legge sugli stupefacenti tocca il 77 per cento del totale dei reati.
Chi vuole consultare la relazione integralmente la può trovare sul sito all’indirizzo: www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/relazione_droga_04/index.html

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