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La tossicodipendenza non è una malattia, ma la conseguenza di un’interruzione nel processo formativo di un ragazzo. Per questo la cura a San Patrignano non sono i farmaci ma l’affetto e la condivisione
di Andrea Muccioli

Di droga si parla sempre meno. E ancora meno si fa per contrastare la sua diffusione e offrire serie opportunità di prevenzione e di recupero alle persone che la usano.

 Sembra quasi che questo problema, che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni della storia del nostro continente, sia stato in qualche modo risolto o non ci riguardi più direttamente. Per i tossicodipendenti da eroina esistono i servizi pubblici, che dispensano a piene mani metadone e psicofarmaci, "rimedio" spesso peggiore del male perché non fa altro che cronicizzare il disagio, allontanando anche di molti anni il tossicodipendente dalla scelta di recuperarsi. Per gli altri, i nostri figli che magari a 14 anni fumano spinelli o prendono pastiglie, non c'è problema; quelli no, non sono "drogati": sono ragazzi normali. E la società in cui vivono fa di tutto per farli sentire così. Oggi si finge di preoccuparsi tanto di prevenzione, ma negli ultimi anni li abbiamo martellati in ogni modo con messaggi sulle droghe "libere e leggere", di successo e bellezza a qualunque costo. Abbiamo strizzato l'occhio compiaciuti alla cultura dello sballo, pensando erroneamente che ciò potesse aiutarci a rimuovere il problema. Ecco allora la logica conseguenza: mai come in questi ultimi anni, la dipendenza da sostanze stupefacenti è diventata un fenomeno di massa. Secondo le Nazioni Unite, ogni anno sono immesse sul mercato da 800 a 1.000 tonnellate di droghe di sintesi, i consumatori di stupefacenti sono, in tutto il mondo, 40 milioni e l’età d’incontro con la droga si è ormai attestata sui 14 anni.
Nel nostro Paese non va meglio. Nel rapporto 2005 sulle droghe, presentato al Parlamento dal DPNA le cifre sono impressionanti: il 32% degli studenti medi ha fatto uso almeno una volta di cannabis, il 4,8% di cocaina ed il 70% di loro afferma di essersi ubriacato nel corso degli ultimi 30 giorni e di avere provato almeno una droga illegale. Questi dati ci dicono una cosa molto semplice: il problema droga riguarda, ormai, milioni di famiglie. La stragrande maggioranza di esse è portata a sottovalutarlo fino a quando non si manifesta in tutta la sua drammaticità: solo allora i genitori si rendono conto del disastro a cui stanno andando incontro e cercano, tardivamente, di correre ai ripari. Di chi è la responsabilità di questa cecità, di questa incapacità di riconoscere il naturale malessere degli adolescenti e fare in modo che non si trasformi in emarginazione? Di tutti noi, o meglio di ognuno di noi. Ogni volta che rinunciamo ad ascoltare nostro figlio, ogni volta che gli sbattiamo in faccia la nostra abissale distanza dalle sue esigenze e dai suoi bisogni più profondi. Ogni volta che ci mostriamo incapaci di essere per lui un esempio concreto di disponibilità, onestà, sensibilità, stiamo lavorando perché si allontani da noi e da se stesso, lo spingiamo a voler essere un altro o a non volere essere nulla. Per lui noi siamo o dovremmo essere la parte più credibile e importante dei suoi rapporti. Ciò da cui trarre fiducia, sicurezza, motivazioni per affrontare il mondo e la vita. Troppo spesso siamo invece una rappresentazione pallida o fasulla di valori e ideali che interpretiamo in modo formale e vuoto, senza alcuna coerenza. Persi come siamo a rincorrere i nostri egoistici sogni di benessere o di potere, tacitiamo la nostra coscienza di genitori con il comodo alibi che lo facciamo per loro, perché abbiano quello che noi non abbiamo avuto, ma poi deleghiamo il rapporto con il nostro figlio e la sua educazione, la sua serenità, al computer, ad internet, al telefonino: sempre a qualcun altro. È qui, in questo preciso momento, che nasce quel disagio profondo, che molto spesso sfocia nella tossicodipendenza.
Per noi, quindi, la tossicodipendenza non è una malattia, non può essere curata con farmaci o terapie mediche. La tossicodipendenza è una frattura nel processo formativo e educativo di un ragazzo. Un vuoto in cui la droga s’inserisce con il suo potere disgregante ed emarginante. Uscire dalla droga, è fare ripartire questo processo. Offrire ad ognuno dei nostri ragazzi strumenti e opportunità perché riprendano il loro cammino educativo. La comunità è terapeutica, cioè cura, perché prima di tutto è un ambiente educativo. Un adeguato percorso educativo e formativo consente alla persona di individuare e superare i propri problemi. E la cosa più bella, che ogni giorno vediamo in comunità, è un ragazzo che scopre, finalmente, le sue potenzialità, a progettare la sua vita, che scopre nella professione che ha scelto di intraprendere, una dimensione di completamento e di valorizzazione della sua personalità e capisce di poter essere utile a se stesso e agli altri.
Ma c’è un ultimo elemento, che considero una caratteristica essenziale della nostra esperienza. Nella nostra comunità nessun ragazzo, o un suo familiare, tanto meno lo stato, hanno mai pagato una lira per ciò che hanno ricevuto. A San Patrignano offriamo accoglienza, affetto, condivisione. Offriamo sentimenti. E i sentimenti, come ci ha insegnato mio padre Vincenzo, possono essere solo regalati. Credo che San Patrignano, molto semplicemente, rappresenti una risorsa importante della nostra società. Una risorsa da 27 anni a disposizione di chiunque ne abbia bisogno.
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Andrea Muccioli, responsabile della Comunità di San Patrignano

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San Patrignano in cifre

Fondazione Cooperativa San Patrignano: 1978
Istituzione della Fondazione: 1985
Struttura della Fondazione:
Libera Associazione San Patrignano. Consorzio San Patrignano. Il Consorzio gestisce 3 cooperative: Società Cooperativa Sociale; Cooperativa Sociale Prodotti e Servizi; Cooperativa Sociale Casa d'Arte.
Nel 1995 San Patrignano ha dato vita, insieme ad altre sette grandi comunità europee e americane, a “Rainbow – International Association Against Drugs”, un’organizzazione non profit costituita oggi da 200 associazioni e strutture di recupero di tutto il mondo che si battono per la cultura della vita contro ogni forma di legalizzazione delle droghe.
Dall’ottobre 1997 la Comunità è stata riconosciuta NGO (Organizzazione Non Governativa) accreditata presso l'Onu con la qualifica di ente consultivo sulle problematiche sociali.
Sedi della Comunità:
San Patrignano (Rimini), Sant’Agata Feltria (Pesaro), San Vito di Pergine (Trento).
Alloggi:
I ragazzi alloggiano in 228 camere da letto con servizi per 6/8 persone. Negli ultimi dieci anni è stato realizzato un villaggio con 60 casette mono e bifamiliari per le famiglie che si sono riunite in comunità.
Totale persone ospitate in comunità in 27 anni: 20.000
Attuali presenze: 1.800
(di cui 160 operatori e volontari
e 120 bambini).
Ospiti stranieri: 60
(di nazionalità svizzera, croata,
canadese, greca, tunisina,
statunitense, tedesca).
Richieste annuali: 5.000
Usciti nell'anno 2004 per conclusione del programma: 560
Interruzioni di programma nell’anno 2004: 80
Arresti domiciliari: 86
(nel corso del 2004)
Affidamento in prova: 306
(nel corso del 2004)
Minorenni con procedimenti penali:
Dal 1995 ad oggi San Patrignano ha accolto più di 200 minori con forti problemi di emarginazione e tossicodipendenza.
Nel 2003 l'ufficio legale della Comunità ha inoltre seguito 1.362 procedimenti penali e 600 cause civili strettamente legati al diritto di famiglia.
Totale anni alternativi alla detenzione dal 1983: 1.900
Dipendenti esterni: 184
Collaboratori esterni: oltre 400
(personale medico, insegnanti, docenti corsi di formazione, avvocati,
veterinari, architetti, commercialisti, giornalisti, ecc.).
Settori di formazione professionale: 57
Estensione della comunità: 250 ettari
Pasti serviti settimanalmente: 25.000 ca.
Pane sfornato giornalmente: 8 q ca.
Consumo settimanale: formaggi
5 quintali ca. carne suina 450 kg.
carne bovina 600 kg.
Produzione annuale latte vaccino: 864.000 litri
Produzione annuale latte di pecora: 14.600 litri
Visite alla Comunità: 7.000
tra studenti, operatori italiani e stranieri, rappresentanti istituzionali e associazioni di volontariato hanno visitato la Comunità nel 2004 (da questa cifra sono escluse le manifestazioni pubbliche ed i convegni, che portano il totale dei visitatori ad oltre 30mila unità).
Banca dati Centro Medico: oltre 11.000 dati relativi agli ultimi 15 anni.
Recettività centro medico: 50
posti letto per malati affetti da AIDS e centinaia di prestazioni mediche e specialistiche per tutti gli ospiti.
Nel Centro Medico svolgono la loro attività 3 medici a tempo pieno tra cui un infettivologo, 30 tra medici e specialisti a tempo parziale, 15 infermieri professionali e 6 ausiliari, integrati da circa 20 volontari.
Assistenza spirituale negli ultimi cinque anni: 81 battesimi, 86 prime comunioni, oltre 213 cresime, 24 matrimoni.
Attività sportiva:
Vengono praticati equitazione, calcio, basket, pallavolo. Si svolgono 5 tornei interni che coinvolgono tutti i 57 settori della Comunità. Le squadre di San Patrignano partecipano ai tornei regionali.
Il tempo libero:
Una biblioteca con oltre 10 mila libri, due strutture per la programmazione cinematografica e televisiva, una tensostruttura con attrezzature sportive e palestra, una piscina aperta nei mesi estivi.
Associazioni italiane che collaborano
con San Patrignano: circa 100
Comunità ed Enti internazionali che partecipano alle iniziative di San Patrignano: oltre 10
Interventi di prevenzione della tossicodipendenza nelle scuole nel 2003:
circa 150
Cooperative di reinserimento lavorativo costituite da ex ospiti: 3
(Cesena, Verona,Riccione)

Recenti studi sociologici effettuati dall’Università di Bologna hanno individuato attorno al 70% la percentuale di esiti positivi fra persone che avevano svolto il programma per un minimo di 14 mesi. Su un campione di 711 ex ospiti, il 35% ha costituito una nuova famiglia, l’83% un nuovo giro di amici, l’80% ha un lavoro. Di recente è stato pubblicato un importante studio scientifico “La comunità capovolta”, ricerca sull’infanzia a San Patrignano, curato dall’Università di Urbino.

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