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Scelte audaci e determinazione hanno caratterizzato il lavoro del Provveditore Cardillo di cui riportiamo la relazione sull’attività svolta  
  
Le DUE CITTÀ intende aprire, a partire da questo numero, uno spazio dedicato ai sedici Provveditorati Regionali dell’Amministrazione Penitenziaria (PRAP).



Abbiamo scelto di iniziare con il PRAP della Puglia, per onorare la memoria del Provveditore Rosario Cardillo, scomparso prematuramente lo scorso settembre, pubblicando proprio la relazione da lui redatta a maggio 2005, in cui illustrava le azioni intraprese nel corso del 2004.
La relazione è preceduta da un breve ricordo inviatoci dai collaboratori del dr. Cardillo. 
 
Il dr. Rosario Cardillo era arrivato a Bari il 25 novembre 2002; ci ha lasciati dopo circa tre anni dalla sua assegnazione a questo Provveditorato.
Il 3 ottobre scorso lo abbiamo riaccompagnato nella sua Messina, lì da dove era partito. Burbero, rigido, chiuso: questa la prima impressione che facilmente il dr. Cardillo poteva destare nei suoi interlocutori.
Un lavoro cauto e paziente di ricognizione e conoscenza all’inizio: conoscenza dei collaboratori a disposizione, delle strutture da gestire, di tutto il contesto penitenziario della Regione Puglia. Un po’ di diffidenza, forse, nei primi tempi.
Poi, a poco a poco, il dr. Cardillo ha cominciato a fidarsi, ad aprirsi e a spingere con forza per il perseguimento degli obiettivi cui l’Amministrazione Penitenziaria deve tendere e che possono, in estrema sintesi, riassumersi in migliori condizioni di vita per i detenuti ed in migliori condizioni di lavoro per il personale.
Nemico delle situazioni stagnanti, il dr. Cardillo, ha compiuto scelte audaci spesso non da tutti condivise, ma le ha sempre portate avanti con la forza e la determinazione di quelli che hanno il coraggio di assumere sempre in prima persona le responsabilità degli atti che compiono.
E la malattia, anche quando aveva già pesantemente compromesso il suo fisico, non ha tuttavia preso il sopravvento su di lui. Una malattia vissuta con dignità, una sofferenza silenziosa, la “certezza” fiduciosa che un giorno tutto sarebbe tornato come prima.
E quando, su richiesta del Dipartimento, tutti i Provveditori sono stati invitati a rendere conto del proprio operato nel corso del 2004, il dr. Cardillo, già pesantemente provato, ha voluto personalmente redigere e sottoscrivere la sua relazione.
Riteniamo che la pubblicazione di tale scritto, redatto con passione lo scorso mese di maggio, oltre alla descrizione dell’enorme lavoro fatto dal nostro Dirigente Generale, costituisca una forte testimonianza sulla capacità di crescita e di innovazione della’Amministrazione Penitenziaria.
Relazione del Dirigente
Generale sull’attività svolta nel corso dell’anno 2004

1. Premessa
Non vi è dubbio che il fulcro dell’apparato organizzativo che sovrintende all’esecuzione penale nella Regione Puglia sia rappresentato dalla gestione di oltre 3.500 detenuti, ospitati in circa 11 Istituti di pena, nonché da quella di non meno di 3.000 soggetti in esecuzione penale esterna.
Collegandosi a questa finalità organizzativa, ogni struttura presente sul territorio regionale, che sia essa posta a immediata fruizione della popolazione penitenziaria, ovvero sia solo di servizio, risponde all’essenziale e imprescindibile finalità gestionale, cui prima si è fatto riferimento. Essa coinvolge, infatti, necessariamente sia i detenuti ospitati nelle strutture di accoglienza, sia il personale che vi opera: 2.500 circa poliziotti penitenziari, qualche centinaio di unità di personale appartenente al Comparto Ministeri, altrettante unità non inserite nei ruoli dell’Amministrazione Penitenziaria, ma svolgenti compiti, soprattutto nel campo propriamente trattamentale, sanitario, parasanitario e tecnico, direttamente connessi agli obiettivi più qualificanti e finali della nostra Amministrazione.

2. L’ attività di dirigenza del Provveditore regionale della Puglia.
(…) Si intendono segnalare in questa sede le iniziative avviate ed i risultati raggiunti, più direttamente connessi alle attività di impulso, progettazione e innovazione del Dirigente Generale, sia, naturalmente, con riferimento alle strutture di servizio, sia con riferimento agli Istituti penitenziari.
Si può forse a questo punto opportunamente distinguere tra il lavoro di natura preparatoria svolto nel corso dell’anno 2003 e finalizzato alla riorganizzazione degli Uffici del Provveditorato, così come individuati con D.M. 22.1.2002, consistito nella formale costituzione degli Uffici e nel conferimento dei relativi incarichi di direzione (attribuiti per lo più, attesa la mancanza di dirigenti, a titolo di reggenza provvisoria, a direttori C3 ed anche, in qualche caso, a direttori C2) ed il lavoro svolto più direttamente a vantaggio della popolazione penitenziaria pugliese.
Per quanto concerne il primo aspetto, regolarizzata l’attribuzione degli incarichi a livello formale, ho, sul piano sostanziale, cercato in ogni modo di favorire un regolare flusso di comunicazioni tra i responsabili dei vari Uffici, ponendomi come riferimento e punto di convergenza delle varie competenze e professionalità, mentre, al fine di migliorare le condizioni di lavoro del personale del Provveditorato, ospitato in un corpo di fabbrica penalizzato da una collocazione interna alla cinta muraria della Casa circondariale di Bari e dalla esiguità degli spazi disponibili, ho provveduto alla stipula di un contratto di locazione per una palazzina posta nelle immediate vicinanze del Provveditorato. La sua utilizzazione ha già consentito, nel corso del corrente anno, un ampliamento e una più razionale distribuzione degli spazi, e ciò attraverso l’accorpamento dell’Ufficio della Contabilità e del Servizio Tecnico, nonché dell’Ufficio del Trattamento intramurale e dell’Ufficio dell’Esecuzione Penale Esterna. Ulteriori vantaggi connessi all’utilizzo della palazzina sortiranno poi dalla già avviata predisposizione, nei suoi locali seminterrati, di comode ed efficienti aule formative di cui, in relazione alle attività da svolgervi, si avvertiva fortemente il bisogno.
Per quanto concerne il secondo e ancor più sostanziale aspetto della mia attività, quello, cioè, svolto a più immediato vantaggio della popolazione penitenziaria pugliese, devo sottolineare come i dati sopra sinteticamente riferiti, quelli relativi al numero delle presenze registrate e, ancor più, quelli relativi al numero degli Istituti penitenziari destinati all’accoglienza, poco dicono degli esatti termini in cui si è posto, nello specifico contesto territoriale pugliese, il generale problema del sovraffollamento, soprattutto laddove si consideri che concrete e adeguate condizioni di vivibilità intramuraria possono essere assicurate solo da strutture detentive pienamente funzionanti ed efficienti.
E questo non era certamente il quadro di riferimento che, nel corso del 2004, si poneva alla mia attenzione. Tre tra i più importanti degli 11 Istituti ai quali prima si è fatto riferimento erano infatti oggetto di forti penalizzazioni sul piano della capacità ricettiva: la Casa circondariale di Brindisi, in ristrutturazione da anni, vedeva infatti la Sezione Giudiziaria (oltre alla Sezione Femminile ed al Reparto isolamento e quello Infermeria) assolutamente inagibile, con una perdita secca di 95 posti-letto; la Casa circondariale di Bari, una altrettanto sensibile contrazione dei posti-letto riferibile all’inagibilità della IV Sezione (44 posti) e del Centro Diagnostico-terapeutico (40 posti); la Casa circondariale di Trani, infine, già capace di 286 posti-letto tra Sezione Media Sicurezza e Sezione Alta Sicurezza, soffriva d’altra parte di un’improvvisa riduzione (quantificabile in 92 posti-letto) della propria capacità di accoglienza ai soli 194 posti-letto della Sezione AS, che avrebbe potuto assumere proporzioni ancor più vistose ove si fosse scelta una via più radicale, di chiusura totale dell’Istituto, fra l’altro consigliata da un’assoluta inagibilità del muro di cinta, che ne poneva a rischio la sicurezza.
In una tale difficile prospettiva, di una perdita di complessivi 271 posti-letto, l’unica soluzione possibile era quella di rendere immediatamente funzionanti, attraverso interventi di straordinaria urgenza, strutture detentive di varia natura e tipologia che attendevano, talora da anni, di essere riattivate.
L’elenco di queste strutture ed il loro progetto di recupero comprendeva, quindi, sia strutture autonome che reparti inseriti in contesti complessi.
Tra le strutture autonome vi erano: l’ex Casa mandamentale di Casamassima, Istituto compreso nell’elenco delle Case mandamentali che hanno mantenuto la destinazione penitenziaria ai sensi dell’art. 34 della legge 3 agosto 1999 n. 265 e già utilizzato in passato come Sezione di Semilibertà, che avrebbe potuto rendere disponibili n. 25 posti-letto da destinare appunto a semiliberi; l’ex Casa mandamentale di Spinazzola, Istituto anch’esso già compreso nell’elenco delle Case mandamentali a destinazione penitenziaria, consegnato all’Amministrazione nell’anno 2000, ma mai utilizzato e lasciato in stato di completo abbandono, che avrebbe potuto rendere disponibili 68 posti complessivi, di cui 14 per semiliberi.
Tra le strutture da recuperare, peraltro inserite all’interno di taluni Istituti già menzionati (Brindisi e Bari), ma anche di taluni altri, vi erano poi:
- il c.d. Reparto AS2 della Casa circondariale di Brindisi, capace di 32 posti-letto, da destinare all’accoglienza dei neo-arrestati a disposizione della locale Autorità Giudiziaria;
- la IV Sezione della Casa circondariale di Bari, capace di 44 posti-letto, da destinare all’accoglienza di detenuti AS, in precedenza promiscuamente ospitati all’interno delle Sezioni Media Sicurezza;
- il Centro Diagnostico Terapeutico della Casa circondariale di Bari, capace di 26 posti-letto complessivi, da destinare all’accoglienza di altrettanti detenuti infermi;
- la Sezione HIV di Taranto, capace di 28 posti-letto, da destinare al ricovero di soggetti affetti da HIV di livello intermedio;
- la Sezione Semiliberi di Lecce, infine, capace di 85 posti-letto, da destinare a detenuti comuni con breve fine pena e con basso indice di pericolosità.
Le tappe di realizzazione del progetto di ampliamento degli spazi detentivi, con un recupero totale di 308 posti-letto, sono state portate a compimento nel corso dell’anno 2004, con la sola esclusione di quelle relative all’agibilità del Centro Diagnostico Terapeutico di Bari e della Sezione Semiliberi di Lecce, strutture che entreranno peraltro in funzione entro il corrente mese di maggio.
Le maggiori difficoltà che si frapponevano all’attuazione del delineato progetto, non erano tanto di natura pratica e non si ponevano in termini assoluti di costi, pur complessivamente non indifferenti in relazione ai budget assegnati sui relativi capitoli di spesa, ma risiedevano piuttosto in un comprensibile atteggiamento pregiudiziale di parte sindacale di forte avversità all’apertura di qualsiasi nuova struttura detentiva senza una congrua e preventiva assegnazione di personale, in primo luogo di Polizia Penitenziaria, il cui contingente complessivo per la Regione Puglia, pari a 2.500-2.800 unità, era ritenuto unanimemente insufficiente a garantire l’assolvimento dei compiti istituzionali del Corpo e il pieno godimento dei propri diritti da parte del personale, quale che fosse il rapporto o il confronto possibile con altre realtà territoriali.
Lo sforzo tenacemente perseguito dallo scrivente nel corso dell’anno 2004 è stato dunque, da una parte, quello di rendere evidente il principio – di per sé incontrovertibile - che ad una minore utilizzazione di risorse umane presso Sezioni e Reparti penitenziari non più utilizzati non potevano non corrispondere maggiori margini di operatività presso altre strutture detentive da attivare; dall’altro, di rendere conciliabile il complessivo progetto di ampliamento degli spazi detentivi, sia con il principio di adesione volontaria da parte del personale ai provvedimenti di mobilità esterna da adottarsi, sia con i trattamenti economici previsti, di costo non certo indifferente, per i servizi di missione.
Attesa l’impossibilità dello scrivente di agire per trasferimenti d’ufficio, l’unica via perseguibile era quella dei provvedimenti di mobilità provvisoria - missioni e distacchi temporanei - che, pur nell’alea di una non del tutto acquisita definitività di situazioni, avrebbero tuttavia consentito il conseguimento degli obiettivi prefissati.
In una tale prospettiva, prezioso è stato il contributo dell’Ufficio della Segreteria e degli Affari generali, ed in particolare del Settore delle Relazioni Sindacali, che, attraverso la prospettazione alle OO.SS. regionali di un iter comparativo degli sviluppi cui avrebbero potuto dar luogo da una parte determinati movimenti di mobilità Sud-Nord predisposti dal Centrale Dipartimento e dall’altra invece quelli, di portata regionale, ipotizzati dallo scrivente, è riuscito a focalizzare interesse ed attenzione delle OO.SS. su questi ultimi, spianando responsabilmente la strada al progetto dello scrivente e in qualche modo coronando gli sforzi comuni con la stipula del Protocollo Regionale d’intesa, da ultimo intervenuta in data 26 ottobre 2004.

3. Potenziamento dei presìdi di sicurezza
Un ulteriore aspetto di particolare rilievo nell’ambito delle attività svolte dallo scrivente, è quello relativo alla sicurezza degli Istituti.
Essendo state già avviate opere complessive di ristrutturazione negli Istituti di Brindisi e Trani, è stata effettuata un’approfondita ricognizione circa le condizioni tecniche di sicurezza, di efficienza e di funzionalità, esistenti in tutti gli Istituti della Puglia.
È stata, in particolare, condotta, sia sotto il profilo tecnico-strutturale che sotto quello più strettamente inerente i profili di sicurezza, una capillare attività di monitoraggio sullo stato delle Armerie, in alcuni casi molto preoccupante.
L’esito di tale indagine ha formato oggetto di un’ampia relazione che è, al momento, al vaglio dell’Ufficio della Contabilità per l’aspetto finanziario. Tenuto conto dell’esiguità dei fondi disponibili, gli interventi manutentivi e ripristinatori da realizzarsi con carattere di priorità sono, a giudizio dello scrivente, quelli da eseguire presso gli Istituti di Bari, Foggia, Lecce e Taranto.
Più complesso il problema degli impianti collegati ai sistemi di antintrusione, antiscavalcamento e Sala Regia.

4. Rapporti con il territorio
Intensi e proficui sono stati, nel corso del 2004, i rapporti con i vari soggetti, istituzionali e non, che agiscono sul territorio in relazione con l’istituzione penitenziaria.
Un’importantissima attività, tesa a razionalizzare e ridurre al minimo indispensabile le spese per la sanità penitenziaria, si è concretizzata nella stipula di un Protocollo d’Intesa, sottoscritto con la Regione Puglia, per l’attuazione della Medicina Penitenziaria, in ossequio al Decreto Legislativo 22/06/1999 n. 230.
Tale Protocollo, predisposto da un Tavolo Tecnico al quale hanno partecipato l’Assessorato Regionale alla Sanità, l’A.Re.S. e il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, ha disciplinato le modalità di erogazione gratuita, ai detenuti della Regione, delle prestazioni farmacologiche e sanitarie, compresa l’assistenza specialistica, da parte delle AA.SS.LL. dalle quali dipendono i singoli Istituti penitenziari.
Nel campo della formazione professionale, poi, dopo circa un anno di confronto tra i soggetti interessati, la Giunta Regionale ha approvato, in data 10 dicembre 2004, la deliberazione n. 1895 avente per oggetto “Attività di formazione professionale destinata alle persone soggette a misure privative o limitative della libertà personale: protocollo d’intesa con il Ministero della Giustizia”.
La stipula di questo importante Protocollo fra il Provveditorato, la Regione Puglia ed il Centro della Giustizia Minorile della Puglia, consente di perseguire con fiducia l’obiettivo di attuare in forma coordinata e congiunta l’organizzazione e la progettazione delle attività corsuali negli Istituti della Regione.

5. Formazione e aggiornamento del personale
Numerose sono state le iniziative formative portate a termine nel corso del 2004. La rilevante attività svolta dal Settore della Formazione nell’ambito dell’Ufficio del Personale e della formazione del Provveditorato Regionale della Puglia, destinata al personale dell’Amministrazione Penitenziaria pugliese, ha visto coinvolto il personale del Comparto Ministeri nella misura del 47% dell’intero patrimonio di risorse umane costituito da 560 unità, ed il personale del Comparto Sicurezza nella misura del 24% su 2.872 unità costituenti l’intero organico.
Emerge, in particolare, per il personale del Comparto Sicurezza, l’erogazione di una diffusa e consistente attività formativa in sedi decentrate anche esterne all’Amministrazione.
Di indubbio valore, per la peculiarità di una Regione di frontiera quale è la Puglia, la formazione interforze avviata dalla Prefettura di Bari, nella quale è stato coinvolto un consistente numero di unità di personale di Polizia Penitenziaria nell’ambito del P.O.N. Sicurezza, che ha visto la realizzazione di un’innovativa attività formativa in materie quali la lingua e la cultura araba ed albanese, di sicuro utilizzo in strutture che registrano un incremento di detenuti stranieri sul territorio.
L’avvio e l’intensificarsi dei contatti con l’Università degli Studi di Bari hanno, inoltre, consentito di addivenire alla firma della Convenzione Quadro, finalizzata ad avviare una collaborazione per la realizzazione di attività didattiche e di ricerca, nonché per il riconoscimento di crediti formativi universitari.
Tra le attività, infine, svolte a più diretto vantaggio di tutto il personale di Polizia Penitenziaria della Puglia, si rileva quella della realizzazione di un programma per le esercitazioni di tiro a fuoco, esteso fra l’altro anche al personale della Basilicata, reso particolarmente significativo dal fatto che tali esercitazioni erano state inopinatamente sospese per alcuni anni.
L’uso di poligoni di tiro viciniori agli Istituti della Regione ha consentito, inoltre, una notevole limitazione degli spostamenti del personale, con riduzione di assenze dai propri posti di servizio e risparmio economico sul capitolo delle missioni.

6. Controllo di gestione
Tra gli Uffici di staff, alle dirette dipendenze del Provveditore, quello del Controllo di Gestione, nel corso dell’anno 2004, ha posto solide basi non solo per monitorare l’attuazione delle fasi di programmazione, pianificazione ed esecuzione di P.E.A. e P.O.T., ma anche al fine di realizzare in sede un “Osservatorio” regionale permanente dei flussi di spesa. Tra i P.E.A. ultimati nel corso dell’anno 2004 sono di indubbia portata quello attuato presso la Casa circondariale di Trani e realizzato avvalendosi della legge Smuraglia per l’“Affidamento a terzi del servizio di confezionamento pasti”, nonché il “Progetto di prevenzione dell’arresto cardiaco improvviso negli Istituti penitenziari”.
Tra gli obiettivi strategici contenuti nella Direttiva Generale del Ministro per l’anno 2004, riproposti nella Direttiva del 2005, quello contraddistinto al n. 2 (“Ricerca di soluzioni gestionali innovative, lo snellimento delle procedure amministrative, la razionalizzazione e riorganizzazione delle risorse umane e strumentali, degli spazi operativi e delle articolazioni territoriali della Giustizia”), costituirà oggetto di particolare studio, attenzione e interesse dello scrivente. Infatti la finalità ivi contenuta formerà oggetto di uno specifico P.O.T., sulla strutturazione del quale si sta già operando, al fine di dotare questo Ufficio, con la collaborazione di tutti gli Istituti e Servizi della circoscrizione, di uno strumento informatico di rilevazione analitica dei costi, secondo quanto previsto dal D. Lgs. 279/97.

Bari, 6.5.2005
IL PROVVEDITORE
Dott. Rosario Cardillo

PRAP
70124 Bari – C.so A. De Gasperi, 309
Tel 080/5041010 – 5041020
Fax 080/5043765
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