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Il bronzo di Giovanni Pellielo migliore prestazione delle Fiamme Azzurre alle recenti Olimpiadi. Gli altri successi degli atleti con le “stellette
Fabrizio Cerri

Dieci delle tredici medaglie d’oro e 28 sulle 34 complessive conquistate dall’Italia ai Giochi Olimpici di Sydney, lo scorso ottobre, sono state portate a casa da atleti appartenenti a gruppi sportivi

 militari. "Senza questi atleti - ha osservato il ministro dell’Interno Enzo Bianco, ricevendo i campioni con le "stellette" reduci dall’Australia - sarebbe stato persino difficile mettere assieme lo squadrone azzurro. Senza dimenticare però i colleghi di questi ragazzi, impegnati nel contenere i danni dell’alluvione al Nord".
L’Amministrazione Penitenziaria, che insieme con carabinieri, polizia, finanza e forestale ha contribuito a formare appunto lo squadrone azzurro, va giustamente orgogliosa dei suoi "ragazzi" e dei loro specifici risultati. Al brillante terzo posto della "Fiamma Azzurra" Giovanni Pellielo nel tiro, specialità fossa olimpica (erano otto anni che nella specialità l’Italia non vinceva una medaglia), c’è infatti da aggiungere un elevato standard di presenza, che pur non attingendo alle ‘vette’ e ai podi di Olimpia ha reso particolarmente lusinghiero il bilancio complessivo degli atleti del DAP scesi in gara in Australia a difendere i colori italiani.
Il ministro della Giustizia Fassino e il Direttore del DAP Caselli - che avevano ricevuto la pattuglia delle "Fiamme Azzurre" prima della spedizione olimpica - si sono molto complimentati per i risultati ottenuti dagli agenti di Polizia Penitenziaria, conseguiti in un contesto di straordinaria valenza tecnica e in condizioni ambientali - il riferimento specifico è proprio per Pellielo - particolarmente difficili. Il poligono di Cecil Park di Sydney, teatro della specialità fossa olimpica, era infatti gremito da oltre cinquemila australiani che hanno fatto un tifo indiavolato per il loro beniamino, Michael Diamond, che già bravo di suo, ha utilizzato al meglio la spinta emotiva che gli è venuta dai suoi concittadini per conquistare la medaglia d’oro. Pellielo è sembrato risentire nella fase eliminatoria proprio di questo ambiente surriscaldato e malgrado i suoi precedenti (più mondiali che olimpici, a dire il vero...) è riuscito, seppure con qualche apprensione, ad accedere alla finale a sei. Nella serie conclusiva il tiratore vercellese - trent’anni, Giovanni all’anagrafe ma Johnny per tutti, scapolo, appassionato di moto e cavalli, cattolico praticante, impegnato nel volontariato - si è tuttavia tolto di dosso ogni patema e pur lontano sia dal fuoriclasse australiano che dal regolarissimo Ian Peel, finito al secondo posto, è riuscito a centrare sia quell’obiettivo, la medaglia olimpica, che mancava dal carniere italiano da otto anni (a Barcellona il bronzo fu vinto da Marco Venturini), sia quel suo obiettivo personale, un successo ai Giochi, che invano aveva cercato prima a Barcellona e poi ad Atlanta.
Risultati lusinghieri, si diceva, per le "Fiamme Azzurre". Non diversamente sono da intendere i piazzamenti degli atleti del DAP, soprattutto se si considerano sia la giovane età del gruppo sportivo, costituito meno di vent’anni fa, sia le difficoltà di ‘arruolamento’ rispetto alle altre rappresentanze sportive militari (e la recente legge sulla abolizione della Leva obbligatoria comporterà la ‘rilettura’ di tutta l’organizzazione di questi gruppi sportivi: ne parleremo in un prossimo articolo).
Ben tre sono stati i finalisti in atletica: Loris Paoluzzi si è classificato sesto nel martello, con un lancio di 78,18 metri (76,91 nelle qualificazioni); Paolo Camossi è risultato ottavo nel triplo (anche in questo caso l’atleta delle "Fiamme Azzurre" si è migliorato in finale rispetto alle qualificazioni: 16,96 contro i precedenti 16,87); Francesco Scuderi, infine, ha fatto parte della staffetta veloce italiana che si è classificata al settimo posto della finale olimpica. E due i semifinalisti: Alessandro Attene nei 400 piani è approdato alla semifinale avendo corso i suoi quarti nel tempo di 45"35, seconda migliore prestazione italiana di sempre; Giorgio Frinolli, nei 400 ostacoli, pur essendosi migliorato rispetto alle qualificazioni (50"10 contro il 50"27 del primo turno) non è riuscito ad entrare nella rosa dei finalisti, il Gotha olimpico. Meno fortunato, invece, dei sei atleti impegnati a Sydney, il marciatore Giovanni Perricelli, che si è dovuto ritirare nella massacrante 50 chilometri di marcia. Si è ritirato anche, ma questa volta per infortunio, Alessandro Ficco, andato a Sydney per partecipare alla gara di sollevamento pesi, categoria kg 69, e tornato in Italia a mani vuote. Esperienza invece, e per ora nulla di più, per Alessandro Bottoni, 32mo nella massacrante prova di triathlon: 1.51’18"13 il suo tempo complessivo.
Abbiamo accennato alla giovane età delle "Fiamme Azzurre": il gruppo sportivo - che è la punta dell’iceberg dell’attività di promozione sportiva del Corpo di Polizia Penitenziaria fortemente incoraggiata dall’Amministrazione - è stato infatti costituito "soltanto" nel luglio del 1983. Ma i risultati conseguiti dalle 11 sezioni sportive (atletica leggera, ciclismo, equitazione, judo, karate, pentathlon moderno, sollevamento pesi, tiro a volo, tiro dinamico sportivo, triathlon e vela), sia a livello nazionale che a livello internazionale sono proprio lusinghieri. Il bilancio complessivo a tutto il 1999 parla infatti di 163 medaglie d’oro nell’atletica leggera, 14 nel ciclismo, 22 nel pentathlon moderno, 30 nel tiro a volo, 9 nel sollevamento pesi e nel triathlon, una nel karate, nella scherma, negli sport invernali e nella vela.
Né finisce qui, dovendosi giustamente ricordare anche la lunga serie di primati assoluti che atleti delle "Fiamme Azzurre" hanno conseguito in varie discipline. Ci piace in particolare ricordare il record italiano di salto triplo, conseguito da Paolo Camozzi (17,29, trent’anni dopo il mitico primato stabilito da Gentile alle Olimpiadi di Città del Messico), il record nel decathlon di Beniamino Poserina (8.169 punti, primo italiano a superare la barriera degli ottomila), il record di Giovanni Perricelli nella 50 km di marcia, i primati nelle staffette (4x800 assoluto stabilito nel 1991 da Benvenuti, D’Urso, Cardone, Tirelli; 4x400 assoluto conseguito da Aimar, Getuli, Pagliara e vaccari nel 1996; 4x800 juniores che nell’albo dei primati delle "Fiamme Azzurre" figura come primo record stabilito dagli atleti del gruppo sportivo degli agenti penitenziari: ricordiamone i protagonisti, Giuliano Baccani, Riccardo Cardone, Reinhold Rogen e Angelo Zanon, che corsero in 7’32"7. Era l’8 ottobre 1986).
Come si può facilmente intuire, dietro ciascuno di questi risultati, dietro ciascuna di queste medaglie, c’è il lungo, paziente, oscuro lavoro, individuale e collettivo, degli atleti e dei tecnici che operano all’interno della struttura del DAP e in particolare delle "Fiamme Azzurre". Un lavoro, come abbiamo accennato, che in questi mesi si trova ad affrontare difficoltà di carattere normativo (l’abolizione della Leva obbligatoria) che ostacolano il rinnovamento degli organi tecnici del gruppo sportivo: ma si auspica - se ne fa portavoce il responsabile delle "Fiamme Azzurre", Isp. Sup. Giuseppe Mammone - un provvedimento legislativo che consenta a breve di ‘arruolare’ nuovi atleti. Ma, come accennato, se ne potrà tornare a parlare.
Concludiamo questa carrellata sportiva tornando alle glorie di Sydney: otto ori su 13, s’è detto, sono frutto dell’impegno e della partecipazione dei gruppi sportivi che fanno parte di corpi con le stellette. Ma questo dato, già di per sé significativo, assume un’ulteriore valenza se si scindono le vittorie "rosa", quelle cioè conseguite dalle rappresentanti del gentil sesso, da quelle degli uomini. Delle 13 vittorie italiane, infatti, ben 6 sono state appannaggio delle donne: Josefa Idem, Antonella Bellutti, Paola Pezzo, Alessandra Sensini, Valentina Vezzali e la squadra di fioretto femminile. Cosa succede a questo punto? Succede che le 7 medaglie d’oro maschili l’Italia le ha vinte grazie alle "stellette": ad eccezione di Massimiliano Rosolino, tutti gli altri vincitori di Olimpia appartengono infatti ai gruppi sportivi militari.
Lasciamo ad altri eventuali considerazioni e riflessioni su questo dato di fatto. Ci sembra invece di poter dire che i risultati conseguiti dagli atleti italiani all’Olimpiade di Sydney smentiscono in pieno la vecchia, annosa querelle della del resto mai esistita rivalità tra Carabinieri e Polizia: pensate, le compagini che hanno vinto l’oro nella spada a squadre e il bronzo nel fioretto a squadre maschile erano composte proprio da atleti dei gruppi sportivi dei Carabinieri e delle Fiamme Oro!

 


 

 


 


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